non aveva nulla da fare pobesnelazarja alle ore 14:34
giovedì, 09 luglio 2009

Il granturchese dei furbi, mi dico io.

Mi dico io che di furbo c'e' proprio il solito nulla, dunque, inutile spacciarsi pasticcini quando si e' vomito, no? Basta rendersi conto che i conti non tornano, che a parlare sono sempre le stesse bocche piene di grandi ma grandi paroloni e alla fine si sente solo ali di zanzara morente nelle orecchie.
Inifinitamente basta. Facciamo a modo mio, ti va? Facciamo che si prende un treno, si arriva nella stazione e poi si sceglie il prossimo percorso. Facciamo che non ce ne importa nulla della pioggia, cada quanto vuole, la berremo tutta, basta infinitamente. Facciamo che adesso vado a prendere un paio d'occhialoni di quelli che ti coprono mezza faccia, metto la canottiera ultrafashion verde smeraldo quasi fumo, metto le cose che non metto mai e faccio a modo mio, ti va? Sbatto le porte in faccia a qualcuno, a qualcun'altro pesto un piede e non mi volto a raccogliere il mozzicone che faccio scivolare a terra. Mi faccio le mie foto fejsbuk e mi metto il solito leccalecca all'anguria in bocca a mo' di sgualdrinella di turno. Ne ho voglia.


Come diceva quella pubblicita'? Libera come una farfalla, no?






(ti sei superata ana. direi. andremo per le lunghe? nah, scegliero' la via piu' corta. a posto, dunque. gia'.)
Permalink ? commenti ?commenti (popup)
<bgsound src="file.wav"></bgsound>

non aveva nulla da fare pobesnelazarja alle ore 00:07
martedì, 23 giugno 2009

a cavalcioni sul precipizio mentre il sole stava scappando per immergersi, dove ora l'ascensore che per i pigri che si perderanno le arpe dalle corde di ghiaccio

ti baciai quando all'opera un caffe' in due aveva un gusto che mai scordero'

ti riabbracciai quando damadellestelle riposava il proprio dolore sotto un sole bruciante


ti corsi incontro con la mia piccola ciurma al seguito che si stupi' quando le parlai dei cavalcioni - Maestra, lei e' matta ( e con tutta probabilita' avevano ragione)


...

ora ti chiedo di vegliare sul sonno della mia anima, tu che la tieni in cattivita', citta' dei draghi. tu che me l'hai dovuta rubare. lo so, capisco. ma ti prego. ti prego. abbi cura di lei.
Permalink ? commenti (1)?commenti (1)(popup)
<bgsound src="file.wav"></bgsound>

non aveva nulla da fare pobesnelazarja alle ore 10:15
lunedì, 15 giugno 2009

Scusami Mastro, se ho tardato all'appuntamento e sono arrivata con le occhiaie e infreddolita. E stanca e smarrita. E distrutta e sfiorita. E nevrotica e urlante. E delirante e cupa.
E' difficile. Questa volta lo e' sul serio. Ne ho passate tante, lo sai meglio di chiunque altro e forse pure di me stessa, ma questa volta, sembra che la soluzione sia proprio sul gradino piu' alto. E la scala e' talmente lunga che, no, per ora non ne vedo la fine. Ma cammino. Cammino anche se la testa cade ciondoloni, anche se i fianchi non fanno da appoggio ma vorrebbero essere un perno per svoltare a novanta gradi e piegarsi nel punto dove lo stomaco divelto si dimena per poi rotolare in discesa in completo abbandono. Ma cammino. Un passo alla volta, ancora una volta. Mordo con le gengive che non hanno piu' denti e graffio di unghie che sono solo sangue sulla punta delle dita. I meccanismi di difesa del cervello sembrano essersi accesi ed ogni pensiero e' come una specie di nebbia strisciante, non fa presa su nulla. Ma cammino. Devo. Glielo devo.
Scusami Mastro, se in tutto questo casino non riesco a dedicarti un respiro, ma ho bisogno di tutto il fiato che ho.

Il caffe' lo bevo freddo, pero'.

zarja
Permalink ? commenti ?commenti (popup)
<bgsound src="file.wav"></bgsound>

non aveva nulla da fare pobesnelazarja alle ore 13:14
martedì, 09 giugno 2009

Avrei bisogno dei tuoi ma va la' dopo pranzo, raccontarti storie brevi che sapevi ascoltare senza mai chiedermi, senza mai biasimare, senza mai dirmi che andra' meglio, perche' all'andra' meglio non ci abbiamo mai creduto. Non io e te. Ce la raccontavamo cosi' la vita, mandando a fanculo qualsiasi cosa ci passasse per la mente, piccole lezioni e piccoli maestri, ognuno nel suo angolo di universo che si contorceva dalle risate al solo starci a guardare. Ne avrei proprio bisogno, spremermi fino a trasformare le ossa in polvere. Sentirmi ascoltata, per una volta. Solo ancora una volta, in silenzio. Ma non e' tempo. Non c'e' tempo, che abbia il tempo di curvarsi ancora, con violenza.
Non nascondevamo piu' nulla e nulla si poteva nascondere, perche' ci si leggeva dalle pagine bagnate di un libro che nessuno ha mai pensato si potesse sfogliare. E' solo acqua, pensano.
Rigirero' tutte le righe che tengo nascoste perche' avevano l'importanza di un'anima, erano un anima le tue domande e le risposte si trovavano fra le dita e le decisioni si prendevano senza prendere fiato. Era un tutto o nulla. Perche' noi potevamo essere tutto o nulla e cosi' uno svuotava mentre l'altro riempiva. Era complementare e naturale il gesto e preferisco dimenticarlo, perche' nessuno me lo concedera' piu'. Intarsiero' vocali su un filo bianco. Mettero' una canzone ad alto volume, per tutto il viaggio. All' essermi, ci penserai tu. Io osservero' le strade che galleggeranno in una sciocca alba e racconteranno il verde delle betulle. O lo sforzo di un muscolo a non inciampare nella fretta. C'erano fette di pelle ai bordi di un parcheggio. Gli occhi stanchi adagiati al mondo che si sostenevano di luce invisibile. Le montagne che non ci crollavano addosso solo per il riverbero, di labbra che non pronunciavano mai piu' di cio' che gli occhi potessero sentire. Eppure. Nessuno sapra' piu' di un amore che non aveva bisogno di un corpo, ne mai ne avra'. Di un amore che aveva le distanze legate ad abiti stesi ad asciugare su corpi che avevano bisogno del liquido che permeava il terreno che portava il passo a seguire le braccia incastonate in lunghe branchie dove il cielo frastornato si faceva crescere la barba con le lentiggini. Tutto color ruggine. Un sapore che sa di un pasto mai consumato. Perche' il cibo stesso erano le pieghe delle lenzuola e l'aria incastonata fra le ciglia.
Avrei bisogno di rigirarti fra le dita, gorgogliare all'odore dell'asfalto sul quale appoggero' il viso cercando di grattuggiarne i lineamenti, non m'importa d'imprimere ancora il peso di un cuore in avaria fra squame di benpensanti. Non m'importa di consumare l'inchiostro rosso che porta le parole dagli alveoli all'aorta. Il tutto e' concesso una volta soltanto, poi rimangono gli sprazzi ai quali guardare con la malinconia, serena e sterile, e' concesso rimescolarla con minuscoli cucchiai di legno e prenderne ogni scheggia, al giro di boa. Dove l'invisibile traguardo, fischia. Mentre appoggio il piede sinistro sulle curve di un albero, due bambini s'immergono tra le distratte parole dei genitori, aspetto il tuo ritorno a riva.


Sapendo,che non ci sara' mai piu' una sponda giusta sulla quale attendere.


(za)rja
Permalink ? commenti ?commenti (popup)
<bgsound src="file.wav"></bgsound>

non aveva nulla da fare pobesnelazarja alle ore 15:51
domenica, 07 giugno 2009

Sono come le scarpe vecchie che ti porti a casa dopo un viaggio. Le guardi a lungo e ti sembra che abbiano meticolosamente contato ogni passo, ogni minima vena del terreno sul quale tu abbia pioggiato il piede. Rimangono li', assopite nella polvere e nel ricordarsi, perche' ora non e' piu' il loro tempo, non lo e' davvero.
Io ho un paio di scarpe che mi hanno accompagnata ovunque in questi ultimi anni. Sanno di cosi' tante persone e di cosi' tanti luoghi che a volte, nemmeno io ricordo. Sono logore, consumate fino al midollo direi, se le scarpe di midollo ne avessero. E probabilmente, queste, ne hanno. Vorrei avere la forza di gettarle e la certezza che la cosa non mi uccidera' il cuore. Ma non sono ancora pronta a reinventarmi, vivo di piccole toppe poste qua e la', tra le spalle, sulle caviglie e un po' sotto gli occhi, anche per asciugare meglio le lacrime. Il peso che do al ricordo, alle volte, e' sfiancante. Il sapere non superarsi. La coscienza di non averne il coraggio. Eppure mi ostino a mordere, boccone per boccone, ogni cosa ogni nuova immagine, ogni nuovo senso, ogni cosa. Mordo. Come se non riuscissi mai a sfamare un essere che mi vive dentro, ma del quale io ignoro ogni cosa se non l'esistenza. Un'esistenza che antepongo ad ogni altra possibilita' che potrei darmi. Lo difendo graffiandomi il viso e scaccio un desiderio alla volta, come se i miei desideri fossero quelle insopportabili mosche che arrivano d'estate, quelle che danzano sotto al lampadario, in cerchio, insopportabili, ma che non riesci mai a far uscire dalla stanza. Mai veramente. E cosi' anche affrontarsi diventa insormontabile, e' piu' semplice accendere la prossima sigaretta, un'altra ed un'altra ancora, nuocersi consapevolmente e fare finta di stare bene. Le piccole fiamme che accendo solo la notte, sono una fantastica illusione. Sono bellissime e mi duole a volte, non poterle vedere davvero. Avere una speranza che non abbia gia' quel amaro come melodia di sottofondo. Mi sento dire che e' nella mia natura il devastare il bello che mi circonda, ma puo' dirlo chi non ha la mia pelle. Per quanto conscia che spesso ricada da sola nel banale di quel dolore, altrettanto conscia che nulla ha mai avuto una durata piu' spessa di quanto non lo siano le mie ciglia. E le mie ciglia sono da sempre fragili scivoli per le mie lacrime. Potrebbero anche accusarmi di essere amante di questo dolore, ma manca loro l'altra parte di questo amore, che e' l'odio che ho per l'essermi. Sono cose difficili da immaginare, non biasimo nessuno. Dunque ho scelto una vita che va su una monorotaia, le monorotaie sono equilibrio forzato, non hanno scelta nella direzione, ne la possibilita' di caduta a destra o sinistra. Non hanno nemmeno l'imbarazzo del dove porre piu' resistenza in curva, tanto la rotaia e' una sola. Una ed unica. Ma da il senso dell'equilibrio. Il senso. E' cio' che do' io, il senso, di essere. Una persona vivace, allegra, tenace, piena di vita, meticolosa, loquace, sicura, decisa e a momenti, impeccabile. Quando le realta', sono molte altre. E mai una sola.
In breve tempo sono riuscita ad impormi un'immagine che quadra a cio' che mi trovo davanti al mattino, immagine che non suscita ne' grandi domande ne' grandi preoccupazioni, tutto sommato un'immagine che a volte pare di gusto leggermente eccentrico, ma sopportabile se non imposta. E' cosi' e'.
Cio' che mi resta ora, e' impormi io stessa la visione di quest'immagine e se per anni ho saputo credere alle mie storie magnifiche, alle mie piccole visioni immaginarie, devo solo trovare il canale addatto e lasciare che questa figura di me, mi scivoli negli occhi per cosi' tanto tempo, da sembrare credibile. E alla fine, vera. Non credo, ne' mai avro' la convinzione che sia la scelta giusta. Ma e' incastrare qualcosa di fatto razionalmente in tutto questo non luogo di immaginaria bellezza, ma pur sempre, solo immaginata e quindi fittizia e reale solo dove guardo io. E' costringersi a volersi bene anche ad occhi aperti. Forse, fara' meno male, del tenerli chiusi per sempre.


Ana
Permalink ? commenti (1)?commenti (1)(popup)
<bgsound src="file.wav"></bgsound>

non aveva nulla da fare pobesnelazarja alle ore 09:05
sabato, 06 giugno 2009

non e' certo giorno. e di sicuro non e' notte. ho fitte ombre che mi tengono chiusa in qualcosa come una stanza. non e' certo una stanza. e di sicuro non e' una stanza. so che dovrei chiamare il mio gemello e dirgli che gli voglio bene, ma chissa' perche' non lo sento il momento. e se non le sento le cose, non le faccio, questo lo sappiamo. dovrei reagire meno d'istinto, lasciar correre il senso del dovere, il senso di colpa, il senso di qualsiasi cosa. ma se non sento le cose, non le sento. il sole sta cercando di farsi spazio, ci sta provando, l'idiota, ma le nuvole stanno li', te l'ho detto, se non sento, non c'e' nulla da fare.

questo scrivere non ha senso. il problema e' che quello che sento, qui dentro, non ci sta.


a.



















* e' una canzone dei Razorlight. e credo mi piaccia perche' il cantante ha i capelli piu' scompigliati dei miei.
Permalink ? commenti ?commenti (popup)
<bgsound src="file.wav"></bgsound>

non aveva nulla da fare pobesnelazarja alle ore 11:55
martedì, 26 maggio 2009

Inesorabilmente,
il mio
e' un tempo che non fu.
Permalink ? commenti (1)?commenti (1)(popup)
<bgsound src="file.wav"></bgsound>

non aveva nulla da fare pobesnelazarja alle ore 12:34
domenica, 24 maggio 2009

Gigillarsi a mattinate interminabili
quando alzi gli occhi
che giorno e'?
alzi le braccia
dove sono i piedi?
alzi la testa
e vedi sprofondare i mobili
nulla di piu' ingiusto
della giustizia
che si fa posto da sola.

Sposto librerie e cadono le cose.
Sonagli rumorosi che mi stupiscono nella caduta.

Ma non ho nessuna voglia di raccogliere. E lascio prendano il loro posto. Per un'altra visione che ormai si perpetua dall'infinita'. Della quale non conosco il nome. Ma saprei dirti che ha un sapore di nocciola. Avrei preferito il pistacchio, stamane. E invece, necca.

ana
Permalink ? commenti ?commenti (popup)
<bgsound src="file.wav"></bgsound>

non aveva nulla da fare pobesnelazarja alle ore 21:56
giovedì, 21 maggio 2009

e' quello che noi tutti credevamo.
distanza di dita
e intrecci a pelle

nulla confonde
questo posto
non ha di mio
me

cosa ricorda
l'inchiostro versato
le onde cosparse
di vita

dimmi


ti ascolto.
Permalink ? commenti ?commenti (popup)
<bgsound src="file.wav"></bgsound>

non aveva nulla da fare pobesnelazarja alle ore 04:22
lunedì, 11 maggio 2009

Leggerti a queste ore che mi pesano, perche' mi peso da sola, mi calma. Non mi frega nulla del mattino che fuori avanza, ne del fatto che dovro' andare al lavoro, fra tre ore scarse. Non mi frega del fatto che ho freddo, nel del fatto che. A volte penso che la strada che avevamo preso fosse quella giusta. E mi chiedo perche' cavolo mi sono messa a girare con il volante, manco fosse una giostra. Leggerti a queste ore e guardare la zanzara che svolazza sopra il mio letto, mi calma. E' mattino e sembra che si e' gia' arrivati a destinazione. Einaudi suona per noi, e fanculo il resto. Camminero' con queste gambe e non faro' una piega al bordo del letto. Mi aspetta ancora un mesaccio, sara' come darsi in pasto a bestie furiose. Il cuore, sai cosa, lo teniamo buono. Distribuire cibo per cimici e pure aggratis, ma chi me lo fa fare. I distributori automatici, sono di la' gente. E fate buona fila, mi raccomando. Fuori il sole alza le sue branchie e mi dice apri la finestra che tanto sappiamo che non salti. Ovvio che non salto, ci sono modi migliori per andarsene. E abbiamo ancora tanto da discutere. E da farci odiare. Ma era questa la nostra missione? Sai, che non ricordo? Poco male. Dovresti vedere il caos di questa stanza, ha qualcosa che puzza di troppo ordinato. Manca lo spargersi, il diffondersi. Oggi e' l'11 e io non festeggio. Non guardarmi cosi', e' andata cosi' e adesso non chiedermi di. Appunto. Quanta follia? Oh, beh e da quando e' una novita'? Ma secondo te e' sempre il solito a scattarrare qui sotto? Ed e' pure puntuale. Un giorno gli lascio uno sciroppo sulla porta, magari lo prende.
Leggerti in queste ore che mi pesano, perche' mi peso da sola, mi calma. Non mi frega nulla se oggi me ne diranno di tutti i colori. E mi guarderanno come parra' loro comodo. E io faro' altrettanto. Sia ben chiaro, io credo fermamente nel capitolo 13 di quel libro. Ci vorrebbe un caffe'? Si, preso in piedi e al volo. Ma vedi di non andare in bagno a piedi nudi, per favore. Almeno non stavolta. E' sempre un piacere incontrarti in queste ore, quando tutto il resto del mondo, andrebbe mandato a fanculo. Penso che andro' a prendere un nuovo pacchetto di Golden, se non ti dispiace. Dopo che avro' salutato tutte le rondini, una ad una.
Sei una grande mancanza qui dentro, lo sai? Soprattutto in queste ore che. Ma va la'. Lo sento pure, qui in testa. Solo che non ho voglia di piangere, perche' che ci sto piangere a fare. Meglio una birra. O un buon libro. Non trovo la penna per la moleskine adesso che ci ripenso. Adesso che ci ripenso, non trovo niente in questa stanza. Sono in ritardo di una settimana con il disordine. Cio' vuol dire che tra tre settimane l'ordine sara' ristabilito per forza. Poiche' e' ciclico, tutto questo. Potrei spedirti una cartolina affrancata con la carta del cremino. Qui e' mattino fin troppo presto per i miei gusti. Ho foto nuove sui muri, lo sai, ma mica so se resteranno li' a lungo. Con molta probabilita' no. Ricordo cosa avevo pensato al concerto di Bjork a proposito di queste cose. So cos'era importante. Ed hai sempre avuto ragione sulle cose importanti. Io invece, sul fatto che la macchina mica te la riga qualcuno. Avevamo le nostre ragioni e il completare le due cose, rendeva facile la comprensione. Pero', diamine, non e' che funzioni cosi' con tutti. Il piu' delle volte, non funziona con nessuno. Spalanco la finestra e poi mi vesto. Come al solito, mai il contrario. E tu, non guardare il culo della croata nel frattempo, chiaro?

Buona giornata Mastro.




zarja
Permalink ? commenti ?commenti (popup)
<bgsound src="file.wav"></bgsound>