Avrei bisogno dei tuoi ma va la' dopo pranzo, raccontarti storie brevi che sapevi ascoltare senza mai chiedermi, senza mai biasimare, senza mai dirmi che andra' meglio, perche' all'andra' meglio non ci abbiamo mai creduto. Non io e te. Ce la raccontavamo cosi' la vita, mandando a fanculo qualsiasi cosa ci passasse per la mente, piccole lezioni e piccoli maestri, ognuno nel suo angolo di universo che si contorceva dalle risate al solo starci a guardare. Ne avrei proprio bisogno, spremermi fino a trasformare le ossa in polvere. Sentirmi ascoltata, per una volta. Solo ancora una volta, in silenzio. Ma non e' tempo. Non c'e' tempo, che abbia il tempo di curvarsi ancora, con violenza.
Non nascondevamo piu' nulla e nulla si poteva nascondere, perche' ci si leggeva dalle pagine bagnate di un libro che nessuno ha mai pensato si potesse sfogliare. E' solo acqua, pensano.
Rigirero' tutte le righe che tengo nascoste perche' avevano l'importanza di un'anima, erano un anima le tue domande e le risposte si trovavano fra le dita e le decisioni si prendevano senza prendere fiato. Era un tutto o nulla. Perche' noi potevamo essere tutto o nulla e cosi' uno svuotava mentre l'altro riempiva. Era complementare e naturale il gesto e preferisco dimenticarlo, perche' nessuno me lo concedera' piu'. Intarsiero' vocali su un filo bianco. Mettero' una canzone ad alto volume, per tutto il viaggio. All' essermi, ci penserai tu. Io osservero' le strade che galleggeranno in una sciocca alba e racconteranno il verde delle betulle. O lo sforzo di un muscolo a non inciampare nella fretta. C'erano fette di pelle ai bordi di un parcheggio. Gli occhi stanchi adagiati al mondo che si sostenevano di luce invisibile. Le montagne che non ci crollavano addosso solo per il riverbero, di labbra che non pronunciavano mai piu' di cio' che gli occhi potessero sentire. Eppure. Nessuno sapra' piu' di un amore che non aveva bisogno di un corpo, ne mai ne avra'. Di un amore che aveva le distanze legate ad abiti stesi ad asciugare su corpi che avevano bisogno del liquido che permeava il terreno che portava il passo a seguire le braccia incastonate in lunghe branchie dove il cielo frastornato si faceva crescere la barba con le lentiggini. Tutto color ruggine. Un sapore che sa di un pasto mai consumato. Perche' il cibo stesso erano le pieghe delle lenzuola e l'aria incastonata fra le ciglia.
Avrei bisogno di rigirarti fra le dita, gorgogliare all'odore dell'asfalto sul quale appoggero' il viso cercando di grattuggiarne i lineamenti, non m'importa d'imprimere ancora il peso di un cuore in avaria fra squame di benpensanti. Non m'importa di consumare l'inchiostro rosso che porta le parole dagli alveoli all'aorta. Il tutto e' concesso una volta soltanto, poi rimangono gli sprazzi ai quali guardare con la malinconia, serena e sterile, e' concesso rimescolarla con minuscoli cucchiai di legno e prenderne ogni scheggia, al giro di boa. Dove l'invisibile traguardo, fischia. Mentre appoggio il piede sinistro sulle curve di un albero, due bambini s'immergono tra le distratte parole dei genitori, aspetto il tuo ritorno a riva.
Sapendo,che non ci sara' mai piu' una sponda giusta sulla quale attendere.
(za)rja
pobesnelazarja | martedì, 09 giugno 2009 | commenti